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E'
tutta da verificare l'ipotesi che vuole Martignano d'origine
romana, quale appellativo prediale in -anum da Martinius; così
è da verificare che sia stata un prolungamento o una dipendenza
di Martano. Ed è frutto solo di fantasia la sua derivazione dal
nome latino o longobardo della martora, che nel Cinque-Seicento
viene adottata a stemma civico. Invece forte ed evidente risulta
il legame con i greco-bizantini, che nei secoli IX-X sicuramente
popolano o ripopolano queste nostre contrade, ed anche con i
monaci ispirati agli ideali di S. Basilio e con la loro attività
agrario-colonizzatrice.
I
primi documenti scritti, però, appartengono soltanto alla
seconda metà del 1200, sotto gli Angioini: Martignano insieme a
Sternatia va in feudo a Simone Belvedere sposo della figlia di
re Carlo I. Nel 1300 passa ai conti Gualtieri e Isabelle di
Brienne, poi alla regina Maria d'Enghien, sposa di Raimondello
Del Balzo Orsini, molto amata dai leccesi. Alla fine del XV
secolo il villaggio è probabilmente ripopolato da albanesi, ma
questa è un'ipotesi che non trova molti sostenitori.
In
seguito anche il sindaco di Martignano giura fedeltà agli
aragonesi, ed il barone Effrem di Martignano ottiene l'esenzione
della decima delle olive.
Dal
Cinquecento in poi si susseguono diverse famiglie alla proprietà
del feudo; da ricordare sono la famiglia Pignatelli, i Palmieri,
i Pisanelli ed infine i Granafei con cui finisce l'epoca dei
feudatari.
A
cavallo dei secoli XVI e XVII, Martignano risulta
"Impotente....molto gravata", specie per la
"mortalità e fuga de molti...Cittadini", pur vivendo
con pazienza privazioni, fatiche e soverchierie; e se al
tramonto del seicento essa conta mille abitanti, un
cinquantennio dopo appare dimezzata!
La
famiglia Palmieri dovette vendere il feudo di Martignano ai
duchi Pisanelli, restando marchesi titolari. I Pisanelli, spesso
fisicamente lontani, appaiono nondimeno vigili con direttive e
comandi, mirando solo allo sfruttamento della baronia per
mantenere il proprio sfarzo napoletano e così incrementare come
tutti gli aristocratici del tempo...i debiti!
Sul
finire del settecento il paese, in cui vivono appena 530 anime,
mostra "abitazioni dirute totalmente", in particolar
modo per "l'emigrazione" in altri luoghi, e si ritrova
in uno stato di precarietà, miseria, di indolente
tradizionalismo, di soggezione.
Nel
frattempo il feudalesimo va esaurendosi: gli ultimi signori di
Martignano sono Giovanni e Giuseppe Maria Granafei che rinunzia,
nel 1800, a favore di Donato Granafei. Giunge il 1806 e finisce
l'era dei feudatari; Donato Maria diventa liberale.
Siamo
così entrati nell'ottocento e nei primi anni Martignano, con i
suoi 536 abitanti, continua a restare immobile e minimamente
intaccata dalle novità rivoluzionarie francesi e partenopee. Ma
in quegli anni è pure soppressa la secolare autonomia di
Martignano, che perciò si vede aggregata dal 1808 al 1832 alla
centrale Sternatia, più popolosa ed importante.
Con
il ripristino della sede comunale non si notano ancora segni di
una vigorosa rinascita e di un rapido sviluppo; l'arretratezza e
la ripetitività permangono, pur presentandosi maggiori
opportunità di petizioni popolari, mirate alla solidarietà
sociale, ad una più equa distribuzione delle imposte e al
soddisfacimento dei bisogni della gente.
In
concreto, l'attività continua a riguardare solo l'ordinario,
come la festa di S. Pantaleone, per cui si questua in tutta la
provincia; si pagano i predicatori e i dipendenti; si
suddividono in classi censuarie i cittadini; ci si cura dei
"proietti" e del reclutamento militare...ma molti
risultano i renitenti, in quanto impegnati nella mietitura o nel
sostegno di famiglia.
In
Martignano dunque perdurano apatico e chiuso provincialismo,
mortificante remissività se non inerzia e arretratezza,
all'indomani del 1848. Ma nel 1850 anche sui muri del nostro
paese appare il disperato appello Vogliamo la Costituzione,
sebbene poi i fatti del 1860-61 troveranno una popolazione
frustrata e sottomessa, ebbra di libertà, non però in
delirio..E il cambiamento di governo, nell'immediato, porterà
in realtà poche innovazioni, soprattutto perchè le
problematiche rimarranno quelle vecchie di secoli!
Martignano
si trascina così fino ai primi decenni del 1900.*
*Bibliografia:
Guida di Martignano, G.G.Chirizzi, A.Costantini, V.Peluso,
Congedo Editore
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