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Chiamati
in grico "ta freata" (i pozzi), questi singolari depositi per
le acque piovane, chiamate comunemente "pozzelle" o "puzzieddhi"
li troviamo, ormai in disuso, in prossimità dei centri abitati di
Martignano, Zollino, Castrignano, ecc. Testimonianza di una ingegnosità
che scaturisce da esigenze primarie, vitali, le pozzelle di Martignano
sono le uniche che hanno avuto il privilegio di una sistemazione
idrogeologica e di un consolidamento che ne rendono possibile la
conservazione.
Non
sono certo dei monumenti, ma il significato culturale delle pozzelle sta
proprio nella loro relazione con gli insediamenti umani. Infatti, in
mancanza di acque superficiali e nella impossibilità di attingere alla
falda freatica, generalmente molto profonda nel territorio della Grecìa,
l'uomo ha sistemato la sua dimora in prossimità di un modesto
avvallamento del terreno, dove le acque piovane, per la particolare
struttura del suolo, non si disperdono facilmente.
Il
sistema costruttivo delle pozzelle si basa sul principio delle
costruzioni trulliformi in pietra a secco. Una volta scavate le buche,
nelle depressioni naturali del terreno (3/6 m), si procedeva a rivestire
le pareti con pietrame informe disposto a cerchi concentrici che man
mano si restringono verso l'alto tanto da formare una falsa cupola a
forma di campana. Le
pozzelle di Martignano da molti vengono indicate con l'appellativo di
"pozzi di San Pantaleo".
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