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Il
titolo della rubrica è il nome di un romanzo. Perché una rubrica del
genere? La motivazione la potete verificare voi stessi nelle prime righe
del romanzo di Italo Calvino, da cui tale rubrica prende il nome, per
cui non sto ad aggiungere altro. …buona lettura…
“Stai
per cominciare a leggere il nuovo romanzo "Se una notte d’inverno
un viaggiatore" di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da
te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto.
La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa.
Dillo subito, agli altri: “No, non voglio vedere la televisione!” (…)
Prendi
la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. (…)
Bene,
cosa aspetti? Distendi le gambe, allunga pure i piedi su un cuscino, su
due cuscini, sui braccioli del divano, sugli orecchioni della poltrona,
sul tavolino da tè, sulla scrivania, sul pianoforte, sul mappamondo.
Togliti le scarpe, prima. (…) Adesso non restare lì con le scarpe in
una mano e il libro nell’altra…”
Regola
la luce in modo che non ti stanchi la vista. Fallo adesso, perché appena
sarai sprofondato nella lettura non ci sarà più verso di smuoverti. (…)
Cerca di prevedere ora tutto ciò che può evitarti d’interrompere la
lettura. Le sigarette a portata di mano, se fumi, il portacenere.
Che
c’è ancora? Devi fare pipì? Bene, saprai tu.”
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Inizio
del viaggio
La
luna sulle terrazze
di Francesco Dandrea
Cosa racconta. Racconti
del sud-est Italia dove ‘la terra estrema affonda incontro al mare con
scogli duri e grigi’ e dove ‘osservare la libertà cavalcare le
onde’.
Prima
pubblicazione di Francesco Dandrea nato in Terra d’Otranto e dove
attualmente lavora; nel 2001 ha vinto il XXII premio letterario nazionale
per scrittori medici con il racconto Dialoghi. A tale racconto, che apre il libro, ne seguono altri
quattro legati dal filo conduttore della quotidianità che parte da
personaggi quotidiani, dalla descrizione del luogo dove si incontrano
terre coltivate a tabacco, ad ulivi; dove si incontra il paesaggio
sovrastato da un cielo limpido reso ancora più chiaro dal vento di
tramontana, quel vento che spazza via ogni incertezza e aiuta l’anima a
seguire i sogni.
I
racconti rappresentano testimonianze di vita vissuta che non ti
stancheresti mai di ascoltare: in Dialoghi il monologo di
un donna incontrastato percorre tra i ricordi e i pensieri contorti come tronchi vecchi d’ulivo e idee piccole come le
olive stesse, idee che non
cambiano il corso della storia, ma pur sempre idee; in il cerchio degli odori si
ascoltano i freschi ricordi e i profumi di infanzia di una ragazza che
ritorna, in estate, tra i fusti di rose vissute, tronchi ormai rugosi e
tra il verde adulto, legnoso, di un ficodindia. Nel racconto successivo è
descritta, con estrema semplicità, la storia di Cosimo, il guardiano
di capre, che aveva per ogni animale una campana. Ed ogni campana un
suono diverso.
Negli
ultimi due racconti si può notare la storia di gente venuta da un altro
paese che trova spazio per aprire una ferramenta ma puntualmente chiusa
alle sette: quando l’orologio della piazza inizia il primo dei sette
rintocchi ci si dirige verso la saracinesca
e gli ultimi colpi si confondono sempre con il suo rumore; puntuale e
preciso alle sette, l’ora in cui si smette di possedere chiodi e viti e
si ritorna padroni del proprio tempo; quando ci si apre alle strade della
notte per seguire sentieri di stelle;
storia di 'Pietro Concudrillo’ che si intreccia con quella di
Izmir, raccontata in odore della
notte, odore che scarica le tensioni in quelle notti quando i paesi si
susseguono uno dietro l’altro come abbracciati, quasi a farsi compagnia
nel loro isolamento, nelle loro piazze silenziose; in questo paesaggio la
storia di Izmir è esemplare: accolto dalla porta d’oriente così come
si accolgono le parole incomprensibili che arrivano dal mare, uomini donne
e bambini che saltano dai gommoni, si aggrappano agli scogli e scappano.
Completano
la pubblicazione la prefazione di Alberto Bevilacqua e la lettera di Mario
Luzi allo scrittore.
Come
inizia.
Si addolciscono nei ricordi e si scaricano di tensioni le sensazioni forti
dei miei primi anni. Li ho passati in un paesino dal cielo sgombro e dal
soffitto annerito 3e, per quanto mi sforzi nel ricreare sensazioni, ho
dolo ricordi di un’infanzia orfana tra le rocce sul mare, a badare
incessantemente alle capre. A volte giocavo con loro, mentre il vento
correva più forte di me incontro al mare. (Guardiano
di capre).
Le coordinate. Francesco
Dandrea, La luna sulle terrazze, Manni editore, collana Mat n° 4, 2004, pag.
85, Euro 10.
Milano,
settembre 2004
Recensioni precedenti:
-
Novecento
di Alessandro Baricco
-
Il
giorno della civetta di Leonardo Sciascia
-
Le braci
di Sandor Màraj
-
Il sentiero dei nidi di
ragno
di Italo Calvino
-
L’orologio
di Maria Antonietta di
Allen Kurzweil
-
La forma
dell’acqua
di A. Camilleri
..vai!
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