HOME

STORIA

MONUMENTI

CULTURA GRIKA

CARNEVALE

IL SANTO

SALENTO IN FOTO

GRECìA SALENTINA

  MARTIGNANO

 

  La Storia
  Dove si trova
  Monumenti
  Cultura grika
  Il Santo
  Tradizioni
  Come eravamo
  La musica
  Associazioni
  Gli artisti
  Mart.nel mondo
  La campagna
EVENTI
  Festa patronale
  Carnevale
  Sagra
ITINERARI

  Salento in foto

  Grecìa salentina

  Cuba 

SOGGIORNO
  Bed & Breakfast
  Ricettività
GASTRONOMIA
  Dove mangiare
UTILITA'
 Links utili
 Mappe
 Motore di ricerca
  NEWS
  Da Martignano
  Dal Salento
  SPAZIOCOMUNE
  Info pubblico
COMUNICAZIONE
  Contattaci

 

Martignano.net rubriche: libreria
La finestra sul web di Martignano (Le)
 

 

Se una notte d'inverno un

 

 viaggiatore

 

libreria

 

“La forma dell’acqua” di A. Camilleri

Cosa racconta. Diciamo la verità: se non fosse stato per il Costanzo Show, per la casa editrice Sellerio (la Mondadori è venuta dopo), per la Rai, per la satira, di Camilleri non ce ne saremmo accorti. In questo cammino televisivo l’esordiente Camilleri dopo tanti passaggi elaborati in tutte le salse è arrivato finalmente al “giro di boa” insieme al suo personaggio romanzesco, come a simboleggiare il riconoscimento di un romanzo popolare e festeggiare la nomina di Cavaliere della Repubblica (dell’interprete televisivo del suo personaggio) e la nomina di  Grande Ufficiale della Repubblica dello scrittore stesso.

Ultima fatica di Camilleri e un’altra avventura di quel commissario Montalbano che anche questa volta non è riuscito ad estraniarsi dagli ultimi avvenimenti della realtà italiana.

Ma il primo romanzo? Chi lo conosce? Di cosa parla? Di quali avvenimenti italiani racconta? Qual è la “forma dell’acqua”? E’ quella del recipiente che la contiene, e cioè la forma della corruzione, dei soldi (veri) e della politica (falsa), del sesso, di insospettabili rapporti e omicidi, della droga, dell’amore (poco) e delle tangenti (tante), del potere (personale) e anche la forma dell’omosessualità (insospettabile).

L’acqua assume tutte queste forme: è il contenuto di ogni recipiente che pervade, poi, tutta l’opera dello scrittore, la cui bravura ancora una volta ci dimostra come è facile e distensivo raccontare, con un racconto poliziesco, i fatti pensando all’attualità. E per questo primo romanzo lo scenario è quello della prima repubblica e inizio della seconda, del primo omicidio della seconda che riguarda i fatti della prima; il movente è sempre lo stesso; il romanzo ci porta indietro all’Italia di quegli anni con le difficoltà e i fatti della transizione politica, della Sicilia, della mafia e dell’Italia delle tangenti.

Il romanzo non è politico, è sorprendentemente un romanzo coraggioso, come il protagonista. E’ l’inizio di una nuova avventura letteraria, è l’inizio della scoperta di un nuovo genere letterario made in Italy che nell’ultimo periodo è stato influenzato dalle fiction televisive: non fatevi influenzare, considerate sempre che la casa madre dei romanzi è la Sellerio (e principalmente la collana ‘Memoria’ ideata da L. Sciascia) e considerate che i libri sono da tasca economicamente accessibili e facilmente leggibili.

P.S. Il dialetto di alcuni passaggi è facilmente comprensibile.

 

P.S.2: Oltre al riconoscimento all’autore e al protagonista televisivo, c’è anche un riconoscimento al romanzo: Miglior romanzo straniero al "Prix Mystère de la Critique" 1999, Meilleur roman étranger

 

Come inizia. Lume d’alba non filtrava nel cortiglio della “Splendor”, la società che aveva in appalto la nettezza urbana di Vigàta, una nuvolaglia bassa e densa cummigliava completamente il cielo come se fosse stato tirato un telone grigio da cornicione a cornicione, foglia non si contaminava, il vento di scirocco tardava ad arrisbigliarsi del suo sonno piombigno, già si faticava a scangiare parole. Il caposquadra, prima di assegnare i posti, comunicò che per quel giorno, e altri a venire, Peppe Schèmmari e Caluzzo Brucculeri sarebbero stati assenti ingiustificati. Più che giustificata infatti l’assenza: i due erano stati arrestati la sera avanti mentre tentavano di rapinare il supermercato, armi alla mano.

 

Le coordinate. Andrea Camilleri, La forma dell’acqua, Sellerio editore Palermo, Collana la Memoria n° 303, 1994, pp. 171, Euro 8,00 (circa).

Andrea Camilleri, Il giro di boa, Sellerio editore Palermo, Collana la Memoria, 2003, pp. 220, Euro 10,00.

 

L’orologio di Maria Antonietta 

di Allen Kurzweil

 

Cosa racconta. Poche e misurate parole per descrivere il libro ed invogliarvi alla lettura, partendo innanzitutto dal giudizio scritto sulla copertina: “Ingegnoso, erudito, meravigliosamente irriverente”.

Ingegnoso lo definirei perché è scritto con un carattere diverso dal solito e del tutto nuovo. Attraverso questo romanzo si ritorna alle origini antiche dell’antico sapere: il libro e le biblioteche, attraverso un labirinto di ricerche e conoscenze che vi coinvolgeranno nel percorso della lettura. Sapevate “che fu Melvil a sviluppare l’idea della biblioteca itinerante? Probabilmente ha fatto più lui per la divulgazione della cultura che Bill Gates”, affermazione molto forte per i nostri tempi, scritta a pagina 95, ma che risulterà vera nel corso della lettura.

Per ritrovare il carattere dell’antichità ‘il libro è scritto nel carattere Goudy Modern, il trentacinquesimo dei 123 caratteri creati dal suo prolifico omonimo, Frederic W. Goudy (1865 – 1947)’. Riuscite a trovare questo carattere nel vostro foglio Word creato da Bill Gates? Per rimanere fedele al testo ho scritto la recensione con un carattere quasi simile. Il carattere con cui è scritto il libro rispecchia molto la sua storia in quanto è ‘generoso’, ‘aperto’ e ‘di singolare bellezza’.

Euridito perché attraverso i vari nascondigli della biblioteca (dove è nascosta la verità e la saggezza) si passa attraverso un viaggio culturale che spazia dall’America a Gerusalemme, dai semplici libri agli automatismi ingegnosi ed automatici (di orologi ed oggetti vari), dalla voglia di scoprire alla lotta per la verità.

Il racconto non è altro che un viaggio di un appassionato bibliotecario per la ricerca dell’orologio da tasca della famosa regina (quella della famosa frase “Se non hanno il pane, che mangino briochies”! ricordate?) per un uomo, il bibliofilo, che fa di tutto ed è disposto a tutto pur di averlo, semplicemente per completare la sua voglia di ricerca rappresentata da uno scomparto vuoto della sua scatola dell’inventore.

Meravigliosamente irriverente perché è un thriller filosofico ed avvincente, una lettura leggera e affascinante allo stesso tempo, che vi riscoprirà appassionati di nuovi orizzonti e di nuove curiosità.

Non scrivo altro perché già le prime tre pagine della introduzione sono un invito sano alla lettura con citazioni a luoghi familiari e conosciuti ed a scrittori sicuramente letti (da cui anche questa semplice rubrica prende spunto). ‘Il libro che avrete fra le mani è stato concepito esattamente dieci anni fa a un tavolo di legno sotto un albero di fico in un giardino italiano…fu lì, in un piccolo castello preso in affitto, crocevia di numerosi destini, che delineai la storia di un bibliofilo e di un bibliotecario, e della loro ricerca di un orologio da tasca rubato.’: inizia così la prefazione e dopo averla letta tutta sicuramente il libro è già vostro.

Il libro è stato concepito ‘in modo che il racconto finisse a pagina 360’, a dimostrazione della circolarità del sapere, che viaggia linearmente, intervallato solo da colpi di scena, dalla prima all’ultima pagina del libro. All’ultima pagina il cerchio si chiude, ma continuerà sempre il suo corso, come la storia.

 

Come inizia. La ricerca ebbe inizio con una scheda di consultazione e una domanda garbata da parte di un uomo elegante.

“Mi scusi”, disse l’uomo, chinando leggermente il capo. “Posso rubarle un attimo di tempo?”.

Posò la scheda sul bancone e la girò in modo che i caratteri fossero rivolti verso di me. Se non fosse bastata quell’insolita cortesia ad attrarre la mia attenzione, c’era anche la questione della sua grafia – una scrittura magnifica, all’antica, tracciata con baldanzose ascendenti e tratti finali slanciati – e il titolo del libro richiesto. Scomparti segreti nei mobili del diciottesimo secolo fu un richiamo irresistibile per la mia passione per i nascondigli.

“Vediamo cosa possiamo fare per lei, signor…” Ricontrollai la parte inferiore della scheda, prima di pronunciare il suo improbabile nome letterario. “Henry James Jesson III”.

Lo indirizzai al sistema di inoltro pneumatico delle schede, ma la sua curiosità ebbe il sopravvento, e così chiamai il responsabile del magazzino chiedendogli di accelerare la ricerca. Con ulteriore strappo alla regola, oltrepassai il cancelletto e andai a piazzarmi accanto al montacarichi, dove rimasi ad attendere che il volume arrivasse.

 

Le coordinate. Allen Kurzweil, “L’orologio di Maria Antonietta”, Romanzo Bompiani, Narratori Stranieri Bompiani, pp. 360, Euro 17,00.

Dello stesso autore presso Bompiani, La scatola dell’inventore (1992).

 

 

Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino  

 

“Il sentiero dei nidi di ragno” è stato il primo della lunga serie dei libri scritti da I. Calvino, ma certamente non da meno agli altri per lo stile inconfondibile dell’autore.

Questa straordinaria opera è ambientata in una cittadina di mare, Riviera di Ponente, durante il periodo fascista e, principalmente, durante i coprifuochi.

Il romanzo si apre con la descrizione della vita quotidiana nel paesino del protagonista, Pin, un ragazzino già troppo grande per la sua età, fratello di una prostituta, ma che, soprattutto, non ha amici della sua età e, per questo, passa le sue giornate tra l’osteria e la bottega di Pietromagro a cantare ed insultare i “grandi”, padroni di un mondo a lui sconosciuto ed incomprensibile, di cui vorrebbe far parte, ma non può, sino a che questi non si stufano e lo pigliano a calci.

 Non riesce a capire la loro fissazione per le donne, ma è ugualmente affascinato e spaventato da quest’universo da cui è tagliato fuori; vorrebbe trovare un vero amico, ma gli unici che ha sono i grandi e, pur essendo solo un bambino, comprende che, anche se scherzano con lui, non sono veri amici, e perciò non gli parla di un luogo che solo lui conosce: il posto dove fanno il nido i ragni.

Pin viene arrestato per il furto della pistola ad un tedesco che stava con sua sorella, e in prigione rivede Pietromagro, che è molto malato, e conosce il famigerato Lupo Rosso, un partigiano, con il quale evade.

Pin, lasciato solo dal compagno, incontra il Cugino, anche lui rivoluzionario, che lo porta con sé sui monti tra un gruppo di compagni antifascisti, dove si ambienta e s’inserisce subito, ma non partecipa con gli altri alle battaglie, poiché è ancora troppo piccolo perché lo faccia.

Qui ha la possibilità di scoprire che il mondo è ben diverso da come gli era sembrato sino a quel momento nel suo paese e che nella vita c’è qualcos’altro al di fuori dell’essere adulto: la voglia d’essere libero.

Poi un giorno scappa per una discussione col Dritto, capo del distaccamento, e torna nel posto dove fanno il nido i ragni per ritrovare la sua pistola rubata al tedesco, ma, non trovandola, decide di andare dalla sorella e scopre che ce l' ha lei, perché Pelle, un traditore ex partigiano, gliel’ ha data. Egli, allora, se la riprende e scappa via.

La notte, mentre cammina per le campagne, incontra il Cugino al quale decide di far  vedere il posto dove fanno i nidi i ragni, mettendo fine alla sua disperata ricerca di un amico che meritasse di conoscere quel luogo magico.

Il libro si conclude lasciando a chi lo legge la strana e piacevole sensazione di aver vissuto il racconto al posto di Pin, questo ragazzino così petulante e maligno, ma che, in fondo, cerca solo un po’ di tenerezza e di bontà.

Ogni volta che leggo un romanzo di quest’autore, rimango colpito dal particolare modo che ha di scrivere, trasmettendo le emozioni in una maniera solo sua.

Consiglio a tutti gli amanti della lettura di leggere questo libro per le peculiarità molto ricercate dell’autore, e per i piaceri che solo egli riesce a dare.

Luca De Matteis, Martignano li 10-12-2002

 

 

 

Novecento di Alessandro Baricco

 

Cosa racconta.Il libro racchiude la storia molto semplice, raccontata dall'amico suonatore di tromba, di un pianista nato, abbandonato e vissuto sul transatlantico Virginian, che per più di mezzo secolo faceva la spola nelle acque dell’Oceano Atlantico tra America ed Europa, negli anni tra le due guerre con il suo carico di miliardari, di emigranti e di gente comune in cerca di fortuna nel nuovo mondo. Non dirò il nome del protagonista, anche perché è più lungo il suo nome dell’intero romanzo, ma mi limiterò a scrivere di come tale protagonista abbia emozionato tanti volti pur non essendo mai approdato su alcuna terra.

Nascere in un posto vuol dire anche circondarsi dei suoi elementi naturali: ebbene gli elementi naturali di tale romanzo sono il transatlantico, il mare e la musica. Per più di trent’anni lo stesso piroscafo, per più di trent’anni la stessa ‘acqua’ sotto i piedi e lo stesso piano da far suonare e vibrare, ma le stesse facce mai: per più di trent’anni volti ed espressioni differenti, espressioni dove traspare il destino negli occhi, destino addolcito, almeno per il tempo del viaggio, dalla sua musica inventata dalla fantasia viaggiante sulle onde dell’oceano.

Dimenticatevi il film che Tornatore ha tratto da questo romanzo e concentratevi sul libro e sulla musica trasmessa da ogni pagina che leggete, anche perché ci metterete meno a leggere il libro che ad aspettare la conclusione del film. 

La storia continua sempre con la stesso ritmo e sullo stesso pentagramma, intervallata da momenti significativi che segnano il carattere e il percorso del giovane pianista. Finché un giorno tale musica decide di trasmettere un altro tipo di suono e il quadro che avete sempre visto nello stesso posto all’improvviso decide di cadere.  Così a soli 32 anni il protagonista decide di scendere dalla nave. Perché? Perché ha voglia di vedere il mare….Accade anche che tra la nave e la terra c’è una immensa scala, quella famosa linea d’ombra dell’età giovanile, in cui si rimane sospesi a decidere se continuare a scendere o a risalire. Ad ognuno di noi è capitato tale momento: si tratta solo di scegliere la cosa più giusta. Il protagonista, sospeso sul primo, poi sul secondo e poi sul terzo gradino, decide di risalire e di rimanere sulla nave fino alla fine. Perché? “Non è quello che vidi che mi fermò. E’ quello che non vidi…lo cercai ma non c’era…c’era tutto. Ma non c’era una fine.” Ed in questo ripensamento la musica prosegue il suo percorso naturale nuovamente negli anfratti della nave e ora anche sulle pagine del vostro libro…

 

Come inizia. “Succede sempre che a un certo punto uno alzava la testa… e la vedeva. E’ una cosa difficile da capire. Voglio dire…ci stavamo in più di mille su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi… Eppure c’era sempre uno, uno solo, uno che per primo… la vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente sul ponte… magari era lì che stava aggiustando i pantaloni…alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare… e la vedeva. Allora si inchiodava lì dov’era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava (piano e lentamente): l’America.”

 

Le coordinate.Alessandro Baricco, Novecento, Universale Economica Feltrinelli, pp. 98, Euro 4.50.  

 

Antonio Chironi, Milano settembre 2002

 

 Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia

Cosa racconta. “Il giorno della civetta” viene considerato, dai maggiori esperti di letteratura italiana, il capolavoro dello scrittore siciliano Leonardo Sciascia. Il tema centrale del libro è, come in tutte le maggiori opere di quest’autore, il problema della mafia in Sicilia.

Il racconto ha inizio con l’omicidio di un uomo, Salvatore Colasberna, vicino alla fermata del bus. Dalla prima reazione avuta dal bigliettaio dell’autobus che, invece di aiutare l’uomo, bestemmia; da quella del panellaro che dice alla polizia di non aver sentito nessuno sparo e dal comportamento dei viaggiatori che, prima dell’arrivo dei carabinieri, scendono dal bus e scappano via si comprende qual è il clima in cui la gente vive: l’omertà.

È proprio di questo che si parla nel libro, dell’indifferenza della gente che ha paura, che preferisce farsi i fatti suoi piuttosto che collaborare per una giustizia che per loro non esiste, perché ognuno si fa “giustizia da sé” a partire dagli stessi poliziotti.

In realtà questo romanzo non è altro che una denuncia che l’autore fa sottoforma di un normalissimo racconto poliziesco.

Le pagine che mi hanno più colpito sono, a mio avviso,  tra le più dure; sono quelle in cui è descritta una telefonata. In quelle righe è espressa tutta la corruzione presente tra le istituzioni. Basta pensare che l’uomo che risponde al telefono parla facendo inchini e riverenze facendo capire di aver molta paura di colui che è dall’altra parte. Dalle parole dette durante la conversazione risulta chiaro l’odio che i politici covano verso il capitano Bellodi, che è l’unico che cerca di far giustizia, e cercano in tutti i modi di farlo andar via.

Tra i personaggi del romanzo quello che apprezzo di più è, senza ombra di dubbio, Bellodi. Il capitano dei Carabinieri è diverso da tutti gli altri poliziotti: non ha paura, segue le sue idee e fa bene il suo mestiere. Originario di Parma, serve la legge con una devozione ammirevole mettendo al primo posto la giustizia, non si lascia condizionare dagli altri, cerca di ridar fiducia nella legge a  quella povera gente che da tempo l’ha persa. In alcune righe si dice fosse destinato a diventar avvocato, ma che non lascerà il suo mestiere, perché, col passare del tempo, è divento sempre più difficile e quindi più emozionante. Ammiro Bellodi perché è un uomo forte e deciso e credo che, oggi come oggi, come lui ce ne siano pochi anche nei racconti quindi lo vedo come un esempio da seguire.

Il romanzo di Sciascia è un incrocio di delitti intrigati i cui colpevoli non sono puniti, perché è la stessa legge che, nel momento in cui Bellodi è vicino alla soluzione dei casi, chiama il capitano come testimone in un processo a Bologna.

La parte più bella del romanzo, secondo me, sta proprio nel finale; Bellodi, arrivato nella sua Parma, rincontra un suo vecchio amico e poi delle donne e non vuol più pensare alla Sicilia che lo aveva fatto impazzire per risolvere i casi di cui si occupava e che, in sua assenza, aveva buttato all’aria tutto il lavoro fatto. I suoi amici, però, vogliono sapere tutto di quella terra incredibile e il capitano capisce di amare la Sicilia e di non poterne più fare a meno.

Da queste ultime righe si comprende tutto l’amore che Leonardo Sciascia ha per la sua terra così strana per chi non ci vive; nella nota l’autore spiega, poi, cos’è, per lui, la mafia: “una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma sfrutta”.

Con  queste poche e semplici parole sono riuscita a capire cosa si intende realmente quando si parla di mafia e corruzione.

Consiglio la lettura di questo romanzo a tutti poiché non ha un linguaggio molto ricercato e si possono capire facilmente i veri problemi presenti in Sicilia e credo che sia proprio questo quello che  lo scrittore voleva trasmettere ai suoi lettori.

(con la collaborazione di Enrica De Matteis)

 

 

Come inizia. L’autobus stava per partire, rombava sordo con improvvisi raschi e singulti. La piazza era silenziosa nel grigio dell’alba, sfilacce di nebbia ai campanili della Matrice: solo il rombo dell’autobus e la voce del venditore di panelle, panelle calde panelle, implorante ed ironica. Il bigliettaio chiuse lo sportello, l’autobus si mosse con rumore di sfasciume. L’ultima occhiata che il bigliettaio girò sulla piazza, colse l’uomo vestito di scuro che veniva correndo; il bigliettaio disse all’autista “un momento” e aprì lo sportello mentre l’autobus ancora non si muoveva. Si sentirono due colpi squarciati: l’uomo vestito di scuro, che stava per saltare sul predellino, restò per un attimo sospeso, come tirato su per i capelli da una mano invisibile; gli cadde la cartella di mano e sulla cartella lentamente si afflosciò.

 

Le coordinate. Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta, gli Adelphi, pp. 137, Euro 7,00.  

 

Antonio Chironi, Milano ottobre 2002

 

 

Le braci di Sandor Màrai

 

Cosa racconta. “Ormai non ci resta molto da vivere” dice di punto in bianco il generale, come se tirasse le somme di una discussione svoltasi in silenzio. “Un anno o due, forse anche meno. Non ci resta più molto da vivere, perché sei tornato. Lo sai bene anche tu. Hai avuto tempo per riflettere su queste cose, ai Tropici, e poi nella tua casa nei dintorni di Londra. Quarantun anni sono un tempo molto lungo. Ci hai riflettuto bene, non è vero?… Ma poi sei tornato, perché non potevi fare diversamente. E sapevamo entrambi che ci saremmo incontrati ancora una volta, e che poi sarebbe stata la fine. Della vita, e naturalmente di tutto ciò che ha dato un senso alle nostre vite e le ha mantenute in tensione fino in questo momento. Perché un segreto come quello che esiste fra te e me possiede una forza singolare. Una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione. Ti costringe a vivere… L’uomo vive finché ha qualcosa da fare su questa terra. Ti dirò quali sono state le mie esperienze nei quarantun anni che ho trascorso qui da solo in mezzo alla foresta, mentre tu vivevi ai Tropici e andavi in giro per il mondo. Anche la solitudine è un fatto abbastanza singolare… a volte è simile ad una giungla, piena di pericoli e di sorprese. La conosco in tutte le sue forme. La noia che cerchi invano di scacciare mediante un sistema di vita costruito ad arte. E poi le crisi improvvise. Si, anche la solitudine è misteriosa come la giungla” ripete con ostinazione. “Un uomo vive secondo un ordine rigoroso, finché un giorno perde la testa e spacca tutto. Come i tuoi malesi.(…) Ma la cosa peggiore è soffocare in sé le passioni che la solitudine gli ha accumulato dentro. Chi fa così non fugge da nessuna parte, non ammazza nessuno. Allora cosa fa? Vive, aspetta, mantiene l’ordine della sua esistenza. Vive come un monaco, però segue una strana regola laica, anzi pagana… Ma per un monaco è tutto più semplice perché crede in qualcosa. L’uomo in questione, che ha consegnato la sua anima e il suo destino alla solitudine non crede in niente. Aspetta e basta. (…) Si prepara a tale momento per dieci o per quarant’anni, diciamo pure, per l’esattezza, per quarantun anni, così come ci si prepara ad un duello. Sistema tutte le sue faccende per non restare in debito con nessuno casomai dovesse perire nello scontro. E si allena tutti i giorni, come fanno gli spadaccini di professione. In che modo si allena? Mediante i ricordi, (…). Giacché nella sua vita si aspetta un duello senza spade, in vista del quale vale la pena prepararsi fino in fondo. Ed ecco che un bel giorno quel momento arriva. Lo credi anche tu?”.

P.S.: Questo non vuol dire che leggendo questo breve brano avrete letto l’intero libro!!! Ma è un invito anche a leggere le prime 88 pagine e le successive 88, si perché il libro complessivamente è di circa 170 pagine e quindi è molto breve e la lettura è scorrevole e la prosa, nella sua semplicità, è incalzante. E’ un invito anche alla conoscenza letteraria dell’autore.

E poi, a differenza del vino, il libro costa molto meno e lo potete trovare, in libreria, anche con lo sconto del 15%.

Buon viaggio  e buona degustazione!

Le coordinate. Sandor Màrai, Le Braci, Biblioteca Adelphi (è il numero 358), pp. 170, Euro 13,00.

Antonio Chironi, Milano novembre 2002

 

 

 

ritorna a Libri

 

Mappe

 

 

Scopri i comuni della Grecìa salentina, un territorio dalle origini greche situato nel cuore del Salento.>>>

 

 
 

Libro degli ospiti

Lascia un messaggio!

 

Per la pubblicità su questo sito scrivi a : pantalion@martignano.net

Gli introiti pubblicitari hanno l'unico scopo di coprire le spese di gestione del sito. Si sottolinea il carattere non commerciale dell'iniziativa.

 

La storia  |  Monumenti  |  Cultura grika  |  Carnevale  |  Il Santo  |  Salento in foto  |  Grecìa salentina 

HOME   NEWS   MAPPE   MOTORE DI RICERCA   LINKS UTILI   RUBRICHE   RICETTIVITA'   DOVE MANGIARE  GUESTBOOK

COPYRIGHT 2002-2003 MARTIGNANO.NET                                                              Il sito è una produzione di Pantalion webmaster